martedì 14 gennaio 2014

Quarantenne a chi?

Sta arrivando il giorno, spegnerò quaranta candeline ed entrerò trionfante nel rush finale della mia vita. Mancano pochi mesi, quasi cinque per esser precisi, ma i bilanci è meglio cominciare a farli sin da ora, so già che poi non ci sarà molto tempo, tante saranno le cose che vorrò ancora fare. Quarant'anni, quattro decenni, quando sono nato erano ancora in vita John Lennon e John Holmes, sembra davvero pazzesco. Dovrei sentirmi vecchio ma non ci riesco, dicono che è la sindrome di Peter Pan, quella tipica condizione psicologica dei quarantenni che si sentono ancora dei ragazzini, avrei ancora voglia di fare tanto, se solo sentissi addosso la forza di vent'anni fa. Forza o no, salute o no, a quarant'anni so benissimo che se voglio fare qualcosa devo farla e basta, il tempo è diventato talmente prezioso che non ne può essere sprecato nemmeno un secondo.

I bilanci parlano chiaro, a quarant'anni ne ho fatta di strada, da quando giocavo a pallone nel cortile del condominio, e tornavo a casa perchè faceva buio o perchè mi ero sbucciato il ginocchio, la prima grande cotta per quello che ritenevo sarebbe stato l'amore unico stratosferico immenso irripetibile della mia vita e che poi mi ha mollato per un altro, il primo bacio, la gelatina immancabile tra i capelli (a dire il vero ne uso tonnellate anche ora...), i sofficini che sorridevano solo a quegli stronzi della pubblicità. Ne sono passati di anni, da quando ho partecipato alle occupazioni a scuola, con i compagni del liceo, dalle partite a calcetto, le uscite in pizzeria, le maledette interrogazioni della prof. di inglese che se eri fortunato ti veniva solo un cagotto cosmico. Il tempo è fuggito via, ed è sembrato progredire con un andamento sempre più veloce, l'università, il militare, la laurea, la mia compagna di vita, il matrimonio, il mutuo, la casa, il primo importante lavoro lontano a Milano, i bambini, e poi ancora il trasloco, il cambiamento nel lavoro, la vendita della casa, la nuova casa, il nuovo mutuo, la scuola dei bambini, il tempo libero (sempre più rarefatto...), la partita ogni tanto in tv, il lavoro, il lavoro, sempre e solo il lavoro, le scadenze, le bollette da pagare, le tasse, i problemi, le spese che non finiscono mai. I giorni si sommano ai giorni, tutti cominciano terribilmente ad assomigliarsi, la vita diventa stranamente una sinfonia che si ripete noiosa e banale, sempre più uguale a se stessa, sempre la stessa. Ecco come il tempo si è dissolto e si dissolve ancora  nelle mie mani, con la ripetitività degli eventi, con quella che superficialmente chiamiamo "routine" quotidiana, è quella che uccide il nostro tempo, il mio tempo, e ci prosciuga la vita. Ecco come è successo che sono arrivato ai miei quarantanni, e se potessi ricominciare dai venti Dio solo sa quante cose farei diversamente, con un entusiasmo diverso, con un'energia stratosfericamente più grande, con una voglia ed un'ambizione soprannaturale. Ma il tempo, si sa, scorre solo in una direzione e se si potesse tornare indietro e rivivere diversamente gli eventi della propria vita allora esso stesso non sarebbe un bene poi così prezioso.

Ma un buon quarantenne non può solo guardare indietro al tempo che è passato, la vera sfida è davanti, nel futuro, nei giorni che saranno, l'ingresso negli "anta" è il requisito primordiale che ci spinge oltre, ci rende saggi, adulti, serenamente consapevoli di quello che siamo e di quello che vogliamo essere. Uno scrittore francese dei primi del '900, Charles Péguy, diceva: "a quarantanni diventiamo quello che siamo...". Ed io non vedo l'ora di diventare quello che sono veramente, allora anche il tempo dedicato ai bilanci sembra tempo sprecato, è necessario che mi concentri di più sulle cose che voglio fare. E allora ecco i miei propositi per i miei primi quarant'anni:

1) voglio fare un viaggio, uno di quei viaggi che facevo quando avevo diciotto anni, e partivo senza sapere esattamente dove andare, un viaggio a meta itinerante insomma, mi piacerebbe vedere la Scozia, il Canada, la Nuova Zelanda e l'Islanda.

2) voglio andare al polo nord e vedere se Babbo Natale esiste davvero, da quando questa società mi ha violentato con l'adultizzazione forzata ho cominciato ad avere forti dubbi, ma io voglio credere ai miei figli, loro lo sanno che Babbo Natale esiste, perchè dovrebbero mentirmi?

3) voglio dare fondo ai miei risparmi e invece di rimandare quei lavori di abbellimento della mia casa che ho promesso da anni a mia moglie, invece di aspettare tempi migliori, renderò quelli attuali migliori, sono vivo ora ed ho solo quarant'anni, a cosa mi serve ristrutturare casa quando ne avrò settanta e dovrò usare un catetere per andare a pisciare?

4) dedicherò più tempo a me stesso, voglio ricominciare a fare sport, mia moglie mi ha regalato un abbonamento ad una piscina qui vicino, spero l'abbia fatto perchè mi vuole bene e vuole conservarmi in salute, o forse vuole solo vedermi fuori dalle balle due sere a settimana....

5) continuerò ad amare i miei bambini come ho fatto fin'ora, con risultati fenomenali, non ho dovuto mai spiegare loro l'importanza della famiglia, la bellezza di trascorrere ore insieme a casa, stretti sul divano a guardare un film, rido con loro, scherzo, parlo, e loro sono follemente innamorati dello "stare insieme" a casa. A me basta questo, e dovunque andranno in giro per il mondo quando saranno adulti, dovunque sceglieranno di vivere, sono sicuro che apprezzeranno sempre il "tornare a casa", da mamma e papà. Ed io finchè vivrò li accoglierò sempre con immensa gioia.

6) voglio mettere un po' di ordine nel mio armadio che sembra Malagrotta, ed imporre una regola che quando vengono amici a trovarci non bisogna usare il mio armadio come cassonetto per tutto il macello che straripa per la casa. Ho le camicie e i maglioni che hanno preso una forma strana, quasi aliena, tanto sono stati pressati da quintali di panni. Ma poi di chi sono tutta questa minkia di panni? Manco fossimo un albergo...

7) voglio andare a trovare più spesso mia madre, la mia mamma, come sto facendo in questi giorni, riempire la sua solitudine con una carezza e una pastarella alla panna, lei è golosa e basta questo per renderla felice. I miei quarantanni equivalgono alla sua vecchiaia, e la vecchiaia equivale ad un tramonto. Ed io difronte ad un tramonto rimango sempre in ammirazione, ne assaporo i colori e le sfumature, la bellezza e la serenità. E così farò con lei.

8) voglio godermi anche mio padre, che tra mille difficoltà, problemi e acciacchi di salute, ha avuto la fortuna di assistere ai miei quarant'anni, ed io oggi pagherei per riuscire a fare lo stesso con i miei figli. Voglio godermelo così com'è, con il suo carattere insopportabile, con la sua negatività totale, con la sua visione del mondo in cui solo lui detiene la verità assoluta e tutti gli altri, con le loro convinzioni, i loro modi di essere e le loro idee, possono abbondantemente andarsene affanculo. Mio padre è così, il suo bene si esprime nel portarmi una cassetta di frutta o una cesta di legna, nel risolvere problemi burocratici, nel regalarmi qualche soldo ogni tanto, nel pagarmi una bolletta od una tassa per me insostenibile. Voglio godermelo così, con la sua fronte corrugata da un'incazzatura indelebile, da una preoccupazione irrisolta, in fondo, anche se in passato mi ha detto il contrario, so che mi vuole un gran bene. Ed anch'io gliene voglio.

9) voglio continuare ad amare e a godermi quella splendida donna che condivide la sua vita oramai da più di venti anni, da più della metà della mia vita, e questa è una cosa davvero importante e speciale. Ci sopportiamo, ci odiamo, ci incazziamo, ci perdoniamo, ci amiamo all'infinito, ci allontaniamo e ci cerchiamo in un ritmo incessante, quando viviamo un periodo nero, ne arriva uno splendido e così via, fino all'eternità. La conosco da sempre, ne so interpretare ogni più infinitesimale sfumatura del suo viso, comunico telepaticamente con lei, nella buona e cattiva sorte. Lei è l'amore, anche se la sera collassa rovinosamente sul divano e poi verso l'una di notte si trascina ubriaca di sonno verso il letto. I miei quarantanni li voglio dedicare a lei, alla sua capacità di sopportarmi quando sono davvero insopportabile, quando ho qualche linea di febbre e mi vede scrivere il testamento, quando le prometto ordine e collaborazione e poi accatasto mucchi furibondi di rami secchi nel giardino per mesi e non so neppure da dove cominciare, quando le dico "cucino io amore non stancarti affatto", e poi dopo la cena, squisita, la cucina è talmente sottosopra che andrebbe sostituita con una nuova comprata all'Ikea. Voglio continuare ad amarla perchè è una persona speciale, che non sa arrendersi di fronte a nulla, nemmeno di fronte alla morte, sa superare qualsiasi difficoltà, sa crearsi opportunità, sa far fiorire intorno a lei le persone, che si aprono come i fiori sotto i raggi del sole. Voglio continuare ad amarla anche se a volte è incomprensibile e severa, perchè anche nei suoi difetti e nei suoi modi di essere, è stata e sarà sempre la donna della mia vita.

10) infine, e forse è il mio buon proposito più importante di tutti, quello che esprime tutta la mia nuova maturità dopo il raggiungimento dei quarant'anni, voglio rifare l'album Panini  dei calciatori!!!! L'ho già visto in edicola, costa solo 3,5 euro, e ti regalano pure due pacchetti di figurine! Sono quasi emozionato!!!

mercoledì 29 maggio 2013

E se fosse vero, davvero davvero?

La fusione fredda è realtà

Chissà, forse tra duecento anni gli studenti dell'anno 2213 studieranno sui loro tablet a proiezione olografica come ha fatto Andrea Rossi a realizzare la fusione fredda, leggeranno il suo nome accostato a quello di Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, Enrico Fermi, Antonio Meucci, e penseranno "...ancora una volta un italiano a cambiare il mondo...".



Attendo fiducioso i test di conferma, se tutto fosse vero mi precipiterò su internet per scaricare le istruzioni per costruirsi la propria centrale domestica di produzione d'energia da fusione fredda.

lunedì 17 dicembre 2012

Ormai ci siamo...il 21 dicembre 2012 è alle porte

Effetti della profezia Maya sulla natura...
La fatidica data del 21 dicembre è quasi arrivata, oramai mancano solo poche ore, e tutto sarà compiuto. Per anni l'umanità si è interrogata su quanto avverrà in questo istante eterno e finalmente, e soprattutto razionalmente, oggi è stato possibile conoscere esattamente tutto quello che si verificherà. Dopo attente riflessioni, considerando anche quanto riportato dalle sacre scritture degli oramai celebri Maya, gli scienziati di tutto il mondo sono giunti ad una conclusione comunemente condivisa con tutta la comunità scientifica planetaria. La tecnologia oggi in mano all'umanità ha permesso un'osservazione ancora più attenta, che ha potuto confermare finalmente quanto finora solo sommariamente osservato ed abbondantemente teorizzato. Questo Blog si occupa (nel titolo) del 21 dicembre 2012 (...gli cambierò nome appena dopo l'apocalisse, tanto ci sarà qualche altra sinistra premonizione in giro...) e per questo è mio compito condividere quanto scoperto sul 21 dicembre 2012. Gli scienziati sono concordi sul fatto che il Sole raggiungerà, nel suo moto apparente lungo l'eclittica, il punto di declinazione minima. Tale fenomeno sarà dovuto all'inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto all'eclittica. Il valore di declinazione andrà a coincidere con l'angolo di inclinazione terrestre!! 

In pratica il 21 dicembre 2012 entrerà l'Inverno...


giovedì 29 novembre 2012

Il paese degli incapaci



foto tratta dal sito www.geniuste.com
Due considerazioni sull’articolo del Corriere che ho allegato.
Dino era una risorsa fantastica, meravigliosamente preziosa proprio ora che l’Italia versa in condizioni economiche e sociali disperate. Dino è andato via e all’estero si sono accorti subito del suo valore. In Italia no. In questo strano paese dobbiamo rialzarci e tornare a crescere, dobbiamo affermare di nuovo la nostra fantasia, creatività, intelligenza, dobbiamo far risorgere la nostra italianità, come valore aggiunto su tutte le cose ma ahimè fino a quando nelle nostre università, nei posti di comando delle grandi aziende, nei ruoli di responsabilità delle istituzioni avremo sempre degli imbecilli, dei faccendieri, dei portaborse, dei cugini, nipoti, fratelli e cognati di onorevoli, raccomandati al quadrato, al cubo, all’infinito, quelli come Dino andranno sempre via e non usciremo mai dal Medioevo 2.0, per rifondare un nuovo rinascimento.
Dino era stato bocciato al concorso dell’università di Pisa anni fa. Porte chiuse per uno come lui, porte aperte invece per chi vantava un decimo del suo valore. In un paese civile che ha voglia di rinascere sarebbe necessario conoscere i nomi degli emeriti professori che hanno esaminato Dino, i nomi di quelli che lo hanno preceduto in graduatoria, che lo hanno battuto. Oggi avremmo avuto in Italia un’azienda che gestisce i software delle più grandi multinazionali, mettendole tutte in fila dietro la nostra preparazione e professionalità. Invece questa azienda è nata all’estero, nel Regno Unito e noi siamo rimasti fuori. Vergogna per tutti quelli che impediscono alle nostre migliori risorse di affermarsi in Italia, costringendole all’espatrio. Vergogna per tutti quelli che chiedono raccomandazioni o che le offrono, impedendo l’affermarsi della pura professionalità, a vantaggio della superficialità e dell’impreparazione. Vergogna alle caste, alle lobbie, vergogna a tutti quelli che si nascondono dietro posti chiave ed impediscono il fiorire di talenti ora più necessari che mai.
Perché non fare una legge che punisca con il carcere duro ed un ammenda pesantissima chi raccomanda o si fa raccomandare? Chi raccomanda determina in fondo un danno economico, morale, sociale ed umano difficilmente quantificabile, ma i cui effetti purtroppo sono davanti agli occhi di tutti. E’ necessario a mio avviso mettere da parte l’ipocrisia ed il perbenismo e punire pesantemente chi si avvale di questa schifosa scorciatoia per garantirsi soldi e privilegi. Avanti i più validi, fuori gli incapaci.

giovedì 18 ottobre 2012

La realtà é la fine del mondo...

Ho fatto una riflessione che ben si coniuga con il tema della fine del mondo. La realtà è una finzione ben orchestrata e ben presentata, e ci appare in tutte le sue sfumature e peculiarità, in maniera nitida e meravigliosamente complessa, per sembrarci appunto reale, vera. Ma la nostra realtà è davvero reale?. Avete mai provato a domandarvelo veramente, in profondità, nell’intimità più recondita della vostra anima? Cos’è davvero reale nella nostra vita? Un lavoro ben fatto, appagante, una carriera impeccabile, anni e anni di onorato servizio, e poi sei soltanto un numero, un altro carrozzone ma mandare via. Questo è reale? Hai cercato sempre di vivere i tuoi giorni all’insegna della salute e dello star bene, hai curato alimentazione e stili di vita, ed oggi hai un cancro. Questo è reale? Hai cresciuto i tuoi figli, con fatica e dedizione, da quando piangevano e potevi tenerli in una mano, hai sempre cercato di parlare con loro, di creare un filo diretto, un legame indissolubile, eterno, ed oggi, se devi comunicare con loro e vuoi avere qualche speranza di ottenere risposta devi farlo attraverso Facebook. Questo è reale? Hai dedicato una vita intera, la tua vita, alla persona che hai sposato, l’hai amata, rispettata, coccolata, protetta, riscaldata, hai dato tutto ed oggi scopri che questa persona in fondo non è mai esistita, ti volta le spalle, inspiegabilmente, con naturalezza ed una disarmante banalità, anche questo è reale?  Viviamo tutti per queste cose, per il lavoro, per il benessere, per i figli, per l’amore, e la famiglia. Ci crediamo e costruiamo con fatica intorno a noi un fortino fatto di pezzi di mondo, esattamente come li vogliamo noi, e ci riusciamo talmente bene da credere che tutto quello che ci circondi è esattamente così come lo vediamo. Non riusciamo ad accorgerci però che quello che ci appare è in realtà profondamente diverso, profondamente lontano dalla sua versione di cruda verità. L’amore si dissolve, i legami familiari si indeboliscono e a volte scompaiono, il lavoro è un’illusione, la salute un inganno. La vita reale è molto più severa ed ingrata, a volte spietata, cruda, violenta. La realtà è un nemico che con la giusta dose d’arte e sadismo ama raccontarci le cose come stanno, e che ci piaccia o no, dobbiamo tutti, senza l’esclusione di nessuno, essere capaci di accettarla. E proprio quando non siamo in grado di accettare la realtà questa ci schiaccia e diventa per noi una vera fine del mondo.

martedì 21 agosto 2012

Perchè la fine arriverà...

Perché arriverà anche per noi la fine del mondo? La spiegazione è davanti ai nostri occhi, e cercherò brevemente di riassumerne la risposta.

La nostra società è malata. Il nuovo soggetto sociale riconduce a sintesi il superamento di ogni ostacolo e resistenza, nel primario interesse della popolazione, evidenziando ed esplicitando in tempi brevi, anzi brevissimi, una congrua flessibilità delle strutture organizzative. Senza fare inutile retorica è possibile affermare con sicurezza che l’indicazione di base prefigura in modo assoluto il ribaltamento della logica preesistente, legata a concezioni arcaiche della figura sociale, senza precostituzione delle risposte, non dando per scontato a monte e a valle della situazione contingente un indispensabile salto di qualità. Alla luce di quanto esposto appare evidente che l’approccio programmato deve perseguire un organico collegamento interdisciplinare senza pregiudicare il livello delle prestazioni, attivando ed implementando, in un’ottica di fattivo sviluppo, l’annullamento di ogni ghettizzazione. Solo così potremmo parlare della fine del mondo come di una meta organica e funzionale al raggiungimento di qualsivoglia obiettivo sociale. La razionalizzazione delle risposte deve prevedere un funzionamento parallelo delle risorse intellettuali, pena il fallimento complessivo dell’operazione. Dallo scenario descritto emerge in modo semplice e chiaro come il bisogno emergente si caratterizzi per la riconversione ed articolazione periferica dei servizi, in maniera articolata e non totalizzante, non sottacendo ma anzi puntualizzando, con le dovute ed imprescindibili sottolineature, la trasparenza di ogni atto decisionale. Se vogliamo sopravvivere all’evento estremo dovremo necessariamente razionalizzare le risorse disponibili, estrinsecandone i ruoli e le funzioni, guardando oltre il recinto dell’umana tolleranza. La fine del mondo si avvicina e per questo dovremo modificare interamente il criterio metodologico, presupponendone la verifica degli obiettivi istituzionali, secondo un  modulo di interdipendenza orizzontale, e non più verticale come in passato, recuperando ovvero rivalutando, nel rispetto della normativa esistente, l’appianamento delle discrepanze e discrasie esistenti. Il raggiungimento della meta per la società del futuro non potrà mai prescindere dal quadro sin qui descritto, il mondo nel suo complesso sarà espressione diretta dei comportamenti sociali, determinando una sorta di interazione umana programmatica e sistematica. Solo chi avrà chiaro quest’ultimo aspetto potrà concorrere alla creazione di una nuova generazione sociale, in grado di prefissarsi obiettivi raggiungibili e costruttivi. L’utenza potenziale che si affaccerà al mondo dopo il ventuno dicembre del duemiladodici rappresenterà un auspicio per la ricognizione del bisogno emergente, al di là delle contraddizioni e difficoltà iniziali, attualizzando e concretizzando, nella misura in cui ciò risulterà fattibile, la demistificazione del nuovo futuro linguaggio sociale.
Nella speranza che ora il quadro sia più chiaro per tutti vi auguro una meravigliosa fine del mondo.

martedì 17 luglio 2012

Arriva il giorno...

Non l’aspettiamo, non ci pensiamo, siamo troppo presi dalle storture di una quotidianità impossibile, interamente immersi nello stress e nei problemi che questa vita ci impone con violenza inaudita. Non riteniamo che sia possibile,  ma quel giorno arriva, per chiunque, anche se con tempi diversi per ciascuno. Le nostre vite sono fatte ormai di gesti che si ripetono, quando siamo in fila per pagare qualcosa, o infiliamo il badge nella timbrarola (una volta si diceva timbrare il cartellino…chi si ricorda?), quando andiamo a fare la spesa e ci perdiamo dentro immensi centri commerciali con ampi iper-spazi ed una piccola piccola briciola di umanità. Siamo assorti, distratti nel nulla e nel superfluo, ed è proprio allora che quel giorno arriva. Stentiamo a crederci, vogliamo pensare che sia un giorno come tutti gli altri, pensiamo che non sia giunto realmente a cambiare la nostra vita,  ma quel giorno poi arriva davvero e tutto cambia e si accende di colori inaspettati.
Su una spiaggia della Calabria, arsa dal sole e dalla ‘ndrangheta, proprio quando la sabbia è rovente e ti impedisce quasi di sfiorarla per quanto scotta, proprio in quell’istante prezioso ed eterno è arrivato il giorno, e la vita cambia. Un cucciolo spaurito e violentato dall’arsura mi guarda spaventato, si accorge di essere stato visto nel suo sofferto peregrinare, fugge via e si rifugia con decisione sotto una barca capovolta vicino alla strada, all’inizio della spiaggia. Mi avvicino e capovolgo la barca per aiutarlo, per portargli un po’ d’acqua e mi accorgo che non è il solo ad avere paura. Sotto la barca i cuccioli sono due, immobilizzati dal timore, dalla sete e dal caldo. Li porto via, solo per rifocillarli, e per cercare un posto più umano dove restituirli al loro sfortunato destino. Li metto sotto una fontanella d’acqua all’ingresso del villaggio, tremano ancora dalla paura, mi osservano stupiti, bevono ingordi di vita, si riprendono un po’ di quella che gli era scivolata via, sotto le zampe scottate dal sole. Ok, niente emozioni, questo è un giorno qualunque, c’è chi in questo momento salva delle vite umane, io ho solo salvato due cuccioli, due meticci, due cani insomma. E’ un dovere umano prestare loro un primo soccorso, un primo ed ultimo soccorso si intende. Lungi da me l’idea di tenerli. Come farei? Abbiamo a malapena i soldi per pagare le tasse e mettere la benzina, figuriamoci se ne abbiamo per mangimi, ciotole e veterinari. E poi senza considerare i danni che due cani provocherebbero, i problemi, gli abbai, la sporcizia, le pulci, le cacche da rimuovere, le uscite per i bisogni. E’ evidente, questo è un giorno qualunque, di un’estate qualunque, su una spiaggia qualunque. Faccio il mio dovere di persona amante degli animali e poi tutto come prima. Ognuno al suo destino ed alla sua vita.
Non vi racconto come è andata a finire, per capirlo basta guardare gli occhi azzurri di Tobia.